LE IMPORTAZIONI DI VINO ITALIANO NEI MERCATI MONDIALI

Secondo l’analisi dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, le statistiche degli ultimi mesi stanno evidenziando un forte rilancio degli ordini di vino italiano e, per la verità, anche di quello francese.

Il termometro è dato proprio dagli ordini di acquisto nei due Paesi chiave del mercato, Stati Uniti e Cina.

In aprile 2021, negli Stati Uniti l’import di vino è cresciuto mediamente del 20%, con Italia (+26%) e Francia (+51%) che crescono più della media.

In Cina si è assistito al crollo delle vendite del vino australiano (-80% rispetto allo stesso periodo del 2020). Questo fenomeno ha generato un progresso nelle vendite a doppia cifra di tutti i competitor, con l’import italiano che consegue un ottimo +22% anche se meno della Francia (+41%), che ha riconquistato vecchie posizioni grazie ad un autentico boom degli Champagne (+110%). 

Comunque il summenzionato Osservatorio ci fa sapere che la progressiva riapertura del canale Horeca, affiancato dal desiderio di dei consumatori mondiale di ricominciare a spendere, sta trascinando gli acquisti di vino ovunque.

Una disamina delle importazioni nei principali mercati al primo semestre di quest’anno evidenzia infatti un sensibile recupero rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, superiore all’8% nei valori di acquisto di vini esteri.

Se confrontata con lo stesso periodo pre-covid (I semestre 2019), la variazione è negativa (-1,7%) ma per ben 8 dei 12 mercati analizzati il recupero ha oltrepassato il livello di import antecedente la pandemia. In altre parole, la ripresa delle importazioni è stata così imponente da superare i valori raggiunti negli anni passati, a dimostrazione di un desiderio di ritorno alla “normalità” i cui effetti positivi sul commercio mondiale di vino si sono già fatti vedere nel primo semestre, vale a dire agli inizi dell’estate quando la riapertura dei ristoranti non era ancora a pieno regime.

Nella tabella sotto riportata, elaborata dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma, andando ad analizzare le importazioni del primo semestre 2021 per singolo mercato, si evincono variazioni negative nei valori solamente per Cina (-10%) e Giappone (-8%) rispetto all’anno precedente, a cui si aggiungono Stati Uniti e UK nel confronto a due anni (e quindi prima della scoppio della pandemia).

Tabella 1 – Import di vino in top 12 mercati mondiali nel I semestre 2021 (variazioni nei valori)

Fonte: Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor su dati doganali

Di contro, la maggioranza dei mercati analizzati, non solo presenta variazioni positive, ma spesso a doppio digit come nel caso di Svizzera, Russia, Australia, Norvegia, Brasile e Corea del Sud.

In questo scenario, gli acquisti di vino italiano si muovono sulla stessa linea di tendenza, sebbene con alcune differenze. Innanzitutto, rispetto all’anno passato, “sovraperformano” il trend di mercato in Germania, Cina, Russia, Australia e Corea del Sud. Evidenziano una crescita più ridotta negli Stati Uniti ma questo anche in virtù di un primo bimestre 2020 “con il botto” determinato all’epoca da una corsa agli acquisti da parte degli importatori americani nel timore di una possibile imposizione di dazi aggiuntivi minacciata dall’allora Amministrazione Trump. A dimostrazione di questo trend “fuori dalle righe”, si veda come gli acquisti di vino italiano nel primo semestre 2021 rispetto a quelli di due anni fa rivelino un +6% contro un -1% a livello di import complessivo.

Anche il calo registrato nel Regno Unito non è del tutto veritiero. A seguito della Brexit, molti trader e catene retail hanno spostato il proprio baricentro operativo nel continente, dando vita a triangolazioni commerciali che hanno portato ad uno spostamento dell’import di vino in paesi vicini. Uno di questi è il Belgio, con il risultato che nel corso di questo primo semestre, importanti flussi di vino italiano sono stati acquistati da questo paese per poi essere commercializzati nei punti vendita delle catene retail in UK.

Infine, un’ultima annotazione va fatta per la Cina. Il sensibile incremento registrato dai vini italiani rispetto ad un import complessivo in contrazione è in larga parte stato spinto dal “vuoto” di mercato lasciato dai vini australiani a seguito della guerra commerciale in atto tra i due paesi che, come risaputo, ha portato il governo di Pechino ad imporre dazi superiori al 200% sui vini importati dall’Australia.

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