L’IMPRESA ITALIANA VA DIFESA CON IDEE INNOVATIVE E NON CON LA TUTELA DELLO STATUS QUO

L’Istat ci restituisce alcuni dati preoccupanti per l’economia italiana e che non possono essere trascurati e sottaciuti.

Per il mese di agosto 2023 si è registrata una diminuzione del fatturato dell’industria italiana del 5% e la crescita stimata per il 2023 del PIL si attesta allo 0,7%.

Naturalmente sono tante le cause che incidono sulla flessione del fatturato e della stagnazione del Pil tra le quali, ovviamente, vi sono le guerre in Europa (Russia/Ucraina) e in Medio Oriente (Hamas/Israele) che hanno determinato una forte tensione nel settore dei prezzi delle materie prime.

L’invasione russa in Ucraina ha determinato la reazione dei paesi occidentali che hanno chiuso i rubinetti degli approvvigionamenti energetici (gas/petrolio) provenienti da Mosca cercando nuovi fornitori.

Naturalmente tutto ciò ha generato una impennata dei costi generali che si sono ribaltati anche e soprattutto in un aumento dei prezzi al consumo che l’inflazione ha prontamente registrato riducendo la capacità di spesa delle famiglie e dei consumatori in genere.

L’industria italiana ha sempre mostrato una grande capacità di adattamento dovuto anche al modello organizzativo che fa perno sulle piccole e medie aziende dotate di una resilienza non comune.

Il periodo immediatamente successivo ai due anni di emergenza sanitaria dovuta alle politiche di contrasto all’epidemia da Covid-19 ha trovato l’industria italiana, nel suo complesso, in una condizione di aver prodotto ed esportato più di quanto i mercati avessero bisogno ed ora, con ogni probabilità, si affronta il periodo cosiddetto di “destoccaggio”, cioè di smaltimento.

Il motore d’Europa, la Germania, soffre anch’esso tanto è vero che è le previsioni di crescita del prodotto interno lordo le stimano in diminuzione per il 2023 attesstandosi ad un triste meno 0,6%. Non è una buona notizia per l’economia italiana che è strettamente legata a quella tedesca fornendo la gran parte dei semilavorati per il prodotto finale germanico.

L’unico barlume di luce dovrebbe essere l’utilizzo delle cospicue somme del PNRR che però hanno necessità di essere spese in poco tempo e pertanto vanno allocate in modo razionale strategico sui punti da cui l’economia potrebbe ripartire con uno slancio maggiore.

Immaginare un’Italia fatta solo di turismo e prodotti tipici è un grande errore.

L’industria, anche quella pesante, va difesa e tutelata.

Lo dovrebbe fare soprattutto l’autorità di Governo e le associazioni di rappresentanza che, a quanto pare, salvo qualche rara eccezione, vivono anch’esse purtroppo, come i partiti, un deficit di iniziative e di perdurante assenze di idee.