DOTT. ARTURO IMPROTA “LA SANITÀ NON PUÒ ESSERE GESTITA IN MODO IDEOLOGICO”

La crisi sanitaria, riveniente dal propagarsi del virus nel mondo, ormai sinistramente meglio conosciuto con la denominazione di Covid-19, ha portato di nuovo al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica, oltre che di quella politica, l’importanza che ha l’organizzazione della sanità in Italia.

La Costituzione repubblicana ha sancito, nel suo art. 32, il “diritto alla salute”. Tale diritto ha trovato cittadinanza anche nella legge 23 dicembre 1978, n. 833 che soppresse il sistema mutualistico ed istituì il SSN – “Servizio sanitario nazionale”, a partire dal 1º luglio 1980.

Il nuovo sistema sanitario, basato sul ruolo fondamentale anche delle Regioni, si fondava su un concetto di salute universale che, nel tempo, da bene universale e gratuito si è trasformato in un bene necessario per raggiungere una più marcata, equità sociale.

La scelta di avere una sanità pubblica è da annoverare sicuramente tra le scelte politiche di maggiore incisività compiute dallo Stato italiano che nemmeno una impalcatura organizzativa ed istituzionale, complicata e complessa con competenze suddivise tra il ministero della Salute e le singole regioni, è riuscita a mettere in discussione. La crisi pandemica, che ha investito il mondo intero partendo dalla Cina, ha messo a dura prova questa organizzazione della sanità in salsa italiana, che, nel far fronte soprattutto nelle fasi iniziali, ha mostrato più di una debolezza.

È fuor di dubbio che anche i singoli sistemi sanitari regionali, a cominciare dalla fin troppo reclamizzata sanità lombarda, hanno posto più di una domanda in ordine al loro raccordo con l’autorità sanitaria centralizzata presso il Governo.

ImpresInforma ha voluto porre qualche domanda su tali temi al dott. Arturo Improta, amministratore unico e maggiore azionista della società che gestisce Medicina Futura Group, una delle iniziative sanitarie più importanti presenti in Campania, con circa trecento tra dipendenti e collaboratori, e con una notevole capacità, per quantità e qualità, di erogazione delle prestazioni sanitarie.

dott.Arturo Improta

Ciò che colpisce al cospetto con il dott. Improta, fin dalle sue prime battute, è che egli appare come una persona che fa della empatia, non solo delle proprie conoscenze in materia, un asso nella manica. Insomma, è una persona garbata, gentile e simpatica, con un sorriso bonario e con un entusiasmo che lo fa sicuramente sembrare più giovane dei suoi anni. Mi è diventato ancora più simpatico quando ha ricordato “di essere originario di Somma Vesuviana e di essere cresciuto in campagna, tra i vigneti a bacca rossa del monte Somma, in una famiglia che traeva il proprio reddito proprio dai prodotti agricoli”.

Da qui evidentemente la personalità ed il carattere tipico di un uomo perseverante e tenace, sempre orientato a raggiungere gli obiettivi prefissati, soprattutto nel campo dell’imprenditoria sanitaria.

I suoi inizi professionali affondano le radici in un tempo in cui “il mondo sanitario era organizzato diversamente da oggi – afferma il dott. Improta– quando vi era un rapporto continuo tra gli operatori sanitari e le casse mutue. Ho cominciato la mia attività di imprenditore sanitario nel 1973, anno in cui ho fondato il primo centro diagnostico ad Acerra. Negli anni ottanta il laboratorio non bastava più e non rispondeva più alle esigenze della medicina ambulatoriale e territoriale e ho pensato che bisognava fare qualcosa di più per rispondere alle esigenze di una medicina e di una sanità che andava cambiando”.

Quindi ha voluto creare una struttura sanitaria che rispondesse alle nuove esigenze di una terra che notoriamente ha fame di strutture sanitarie di qualità?

E’ proprio così. Ho cercato di espandere le attività dell’originario laboratorio dando vita nel tempo, grazie a fusioni ed acquisizioni societarie, al Gruppo Medicina Futura. I servizi che si erogano nei centri di Medicina Futura Group sono davvero tanti e tutti di estrema qualità, specializzazione e all’avanguardia nel campo della diagnostica come Tac, Ecografie, Mammografia con Tomosintesi, Radiologia Tradiziona (RX) e Risonanza Magnetica. Il Gruppo offre, altresì, servizi medici in regime ospedaliero accreditato al SSN. Inoltre, nei presidi ospedalieri di Medicina Futura sono presenti le unità operative di Cardiologia, Chirurgia Generale, Chirurgia della mammella, Ginecologia, Oculistica, Otorinolaringoiatria, Ortopedia e Traumatologia, Neurologia”.

La società odierna pone nuove sfide e, come dimostra la pandemia riveniente dalla diffusione del Covid-19, sotto la spinta della tecnologia organizza le sue riposte in modo più consono.

L’evoluzione delle società porta dietro di sè, inevitabilmente, nuovi modelli organizzativi, anche e soprattutto, in campo sanitario. In effetti a fronte delle classiche organizzazioni basate sulla presenza di plessi ospedalieri, anche mastodontici. L’ospedale, in senso etimologico, richiama il concetto di ospitalità. In effetti è un luogo di accoglienza, per dare una risposta all’esigenza di cura dalle malattie.  Ma da solo non può funzionare. In una società complessa, come quella odierna è necessaria la presenza di quella che oggi passa con il concetto di medicina del territorio. In effetti questo tipo di organizzazione si caratterizza per il fatto di affrontare e risolvere i problemi della salute soprattutto in loco. In questo modo si eviterebbe di ingolfare gli ospedali che, invece, verrebbero utilizzati per ospitare i pazienti afflitti da malattie più importanti.

E quindi, a che tipo di organizzazione pensa?

Io penso ad una organizzazione sanitaria e rete, a maglie. Organizzata quindi in modo tale che il paziente possa trovare la risposta sanitaria praticamente sotto casa. Ovviamente le tecnologie odierne, come la telemedicina, la teleterapia e la telediagnosi, consentono, ancora di più che in passato, una visione organizzativa di questo tipo.

Questo modello organizzativo prevede una rivisitazione del sistema di organizzazione della sanità improntata sui due classici pilastri del pubblico e del privato?

Faccio una premessa per capirci bene. Il sistema sanitario italiano è costruito non su due pilastri ma è strutturato su una sanità pubblica, una sanità accreditata con il pubblico e gestita dal privato e, infine, una sanità privata. A quest’ultima, ovviamente, si rivolge soprattutto chi ha possibilità di spendere. Alla sanità pubblica e a quella accreditata, invece, si possono rivolgere tutti, in quanto i costi relativi sono coperti dal bilancio statale o regionale. Quindi non è affatto vero che esiste solo una dicotomia pubblico/privato. Spesso nella vulgata di tutti i giorni si attribuisce al privato un ruolo di predatore delle casse pubbliche partendo dal presupposto che il maggiore consumo sarebbe determinato dal fatto che si faccia prevalere l’aspetto imprenditoriale e di efficienza gravando sulle casse pubbliche. Ma il punto vero è che la spesa non viene determinata dalla clinica privata accreditata o dall’ospedale interamente pubblico, ma viene determinata dal medico di base che prescrive farmaci, analisi e diagnosi strumentali. Questo è un nodo da sciogliere, sul quale il controllo della mano pubblica dovrebbe essere più stringente. Se c’è qualche medico di base che si lascia prendere la mano nelle prescrizioni, si aumenta per forza di cose, il consumo.

Questa precisazione non è da poco e mi sembra un elemento da cui prendere le mosse per una rivisitazione organizzativa in Campania.

Purtroppo spesso, la sanità viene gestita in modo ideologico e l’esempio viene proprio dal modo in cui, solo per fare un esempio, si sta gestendo la vicenda dei tamponi in questo periodo di pandemia. In effetti abbiamo assistito tutti alle lunghe file per la somministrazione dei tamponi. Per fare altrettanto nelle strutture accreditate ci vuole la ricetta medica. Eppure, se non esistessero le strutture private accreditate, gli ospedali sarebbero entrati subito in difficoltà. Insomma, la sanità non può essere governata e gestita con l’ideologia ma con una sana capacità imprenditoriale, con un controllo delle risorse e del raggiungimento degli obiettivi a tutto vantaggio del cittadino/paziente. La politica deve evitare gli sprechi. Si pensi solo alla cosiddetta emigrazione della salute da una regione ad un’altra. In questo, la Campania purtroppo è diventata una sorta di piattaforma dalla quale spedire malati in ogni dove pur essendo dotata di strutture di assoluta eccellenza. Mentre, la stessa Campania, quando deve incassare, non sempre purtroppo è capace di farlo dalle regioni che inviano malati in Campania. E questo succede, purtroppo è triste doverlo constatare, anche tra le stesse province campane.

Dottore Improta, siamo alla fine di questa interessante chiacchierata sul tema scottante dell’organizzazione sanitaria, con quale messaggio ci lasciamo?

Ci lasciamo, per ora, con un messaggio di speranza. La sanità deve ritornare al legittimo ruolo che le spetta, quello di occuparsi della salute del cittadino e non altro. Il Covid ha dimostrato che la politica sanitaria tradizionale è insufficiente se non è accompagnata da una idea di medicina territoriale organizzata a rete utilizzando correttamente tutti i protagonisti in campo, da quelli pubblici a quelli convenzionati e accreditati.

Grazie