La “tassonomia”: una spinta europea verso un’agricoltura più sostenibile

“Innanzitutto, l’espansione incontrollata dei campi coltivati e delle zone dedicate all’allevamento del bestiame ha comportato una significativa riduzione delle aree naturali e delle foreste. Questo ha dato luogo a una perdita di biodiversità senza precedenti. Secondo i calcoli del Wwf, tali trasformazioni hanno condotto a una diminuzione negli ultimi 50 anni del 60% dei vertebrati a livello globale. E anche del 75% delle varietà vegetali in passato addomesticate dall’uomo. Inoltre, aggiunge l’European Environmental Agency, l’agricoltura consuma circa il 40% dei 243 miliardi di metri cubi di acqua utilizzati a livello europeo per le attività economiche. Mentre le stime del rapporto Unesco uscito il 22 marzo parlano del 69% dei consumi idrici globali.

Avv. Marco Romano

“Un spinta europea in direzione di un’agricoltura sempre più sostenibile” è quanto emerge con l’introduzione di una nuova strategia europea chiamata “tassonomia”, una strategia politica che ha come obiettivo l’orientamento degli investimenti finanziari verso progetti e imprese ambientalmente responsabili. Tale strategia europea ha come obiettivo quello promuovere un modello di produzione agricola alternativo a quello basato sullo sfruttamento intensivo del suolo e degli allevamenti in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo, di cui la stessa è espressione.

Si tratta, in pratica, di un sistema mirato ad aumentare gli investimenti nei progetti green. Si basa infatti sulla creazione di una classificazione, comune a livello europeo, delle attività economiche considerate sostenibili. Per essere definite tali, le attività devono contribuire in maniera positiva almeno ad uno dei seguenti obiettivi e non nuocere in maniera significativa agli altri: mitigazione del cambiamento climatico, adattamento al cambiamento climatico, uso sostenibile e protezione delle risorse idriche e marine. E ancora: transizione verso l’economia circolare, prevenzione e controllo dell’inquinamento e protezione e recupero della biodiversità e degli ecosistemi.

La “tassonomia” contribuirà a migliorare anche la sostenibilità ambientale del settore agricolo. Comporterà, infatti, maggiori investimenti nelle aziende che operano con tecniche coerenti con la mitigazione dei cambiamenti climatici, che promuovono un consumo responsabile delle risorse, in particolare quella idrica, che riducono l’utilizzo di pesticidi e fitofarmaci, che tutelano la biodiversità e che si impegnano per mantenere ed aumentare la fertilità dei propri terreni, evitando pratiche dannose per il suolo.

La “tassonomia”, inoltre, verrà utilizzata come parametro per l’attribuzione di un ranking finanziario. Questo perchè, come sottolinea il National Bureau of Economic Research, le società migliori dal punto di vista della “tassonomia” presentano una crescita maggiore, una qualità superiore e una minore rischiosità. Ciò aumenterà i volumi delle azioni più green nei portafogli azionari. In sostanza le aziende maggiormente virtuose saranno premiate dai mercati finanziari.

Farm to Fork e Biodiversità 2030

Al fine di rendere più sostenibile il settore agricolo, nel 2019 sono state presentate dalla Commissione Europea due importanti strategie, chiamate Farm to Fork e Biodiversità 2030.

Nello specifico, Farm to Fork ha l’obiettivo di disegnare una politica europea green per tutte le fasi e i soggetti che compongono la filiera agricola. Dagli allevatori e coltivatori fino ai consumatori. Con riferimento alla strategia “Biodiversità 2030”, si tratta di un programma volto ad invertire la rotta rispetto alla rapida e inesorabile riduzione delle specie viventi a cui stiamo assistendo. Entrambi le strategie fanno parte del Green Deal Europeo, il piano proposto per orientare le attività antropiche europee verso la sostenibilità.

“L’agricoltura italiana è diventata la più green d’Europa con la leadership Ue nel biologico con 80mila operatori, il maggior numero di specialità Dop/Igp/Stg riconosciute (316), 526 vini Dop/Igp e 5.266 prodotti alimentari tradizionali e la più ampia rete dei mercati di vendita diretta degli agricoltori con Campagna Amica”

È quanto afferma la Coldiretti in occasione della Giornata del Ringraziamento promossa dalla CEI, nel commentare l’impegno di quarantacinque governi, guidati dal Regno Unito alla Cop26 di Glasgow ad investire complessivamente 4 miliardi di dollari per l’agricoltura sostenibile. L’agricoltura italiana è leader per la sostenibilità con appena il 7,2% di tutte le emissioni di gas serra prodotte a livello nazionale, contro il 44,7% dell’industria e il 24,5% dei trasporti nel 2020, secondo l’analisi Coldiretti sul nuovo Rapporto Greenitaly. Un risultato che la leader anche a livello europeo con emissioni pari a 30 milioni di tonnellate di CO2, meno della metà della Francia (76 milioni di tonnellate) e largamente sotto i 66 milioni di tonnellate della Germania, i 41 milioni del Regno Unito e i 39 milioni della Spagna A spingere la svolta green spinta è stata la possibilità di diversificare le attività a livello aziendale, valorizzando i residui e i sottoprodotti di origine agricola, oltre a far fronte a costi crescenti per raggiungere l’autosufficienza energetica. La nuova economia verde vede al centro soprattutto le stalle – rileva Coldiretti – con la produzione di letame e liquami indispensabili per fertilizzare i terreni in modo naturale e garantire all’Italia il primato nella produzione di energie rinnovabili come il biogas. L’obiettivo ora – continua la Coldiretti – è quello di immettere nella rete 6,5 miliardi di metri cubi di gas ‘verde’ da qui al 2030 che, oltre a salvare il clima, rappresenterebbero una soluzione anche contro il caro petrolio e le fluttuazioni dei prezzi dei carburanti. (ANSA).

Per rendere operative tali politiche, occorrerà rendere coerente la Politica Agricola Comune europea.

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