RITORNA VINITALY, UN BARLUME DI SPERANZA IN UN MONDO DI NUOVE VERITA’

Vinitaly, la manifestazione fieristica più importante del mondo del vino italiano, ritorna dal 10 al 13 aprile nella tradizionale cornice della Fiera di Verona dopo un biennio fatto di surrogati fieristici a causa delle misure sanitarie di contrasto alla pandemia da Covid-19.

Il periodo precedente alla pandemia si era concluso con risultati lusinghieri per il mondo del vino italiano che non solo aveva consolidato la sua posizione di vertice quale maggior produttore di vino al mondo, seguito dai cugini francesi, ma aveva anche scalato posizioni in ogni angolo del mondo occupando sempre più nuove fette di mercato.

dott.ssa Natalia De Vito

Ovviamente la pandemia ha determinato una situazione di sospensione, ma non certo di arresto, della produzione e della commercializzazione del vino italiano.

L’export di vino italiano ha chiuso l’anno 2021 a 7113 milioni di euro con un incremento del 12.6% sul dato del 2020 che si attestava a 6316 milioni di euro e del 10.5% sul dato di fine 2019.

In sintesi, il settore sembra aver resistito alla tempesta del Covid-19 con risultati significativi ed importanti in alcuni stati, come quelli d’oltreoceano, che hanno evidenziato un rimbalzo nelle importazioni complessive di quasi il +21% a valore e di +14% a volume rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente che ha visto favorite Francia (+45% a valori) e Spagna (+27%) penalizzate nel 2020 da pandemia e dazi, seguite dal nostro paese (+13%).

L’edizione del prossimo aprile di Vinitaly arriva al momento giusto per fare un bilancio di ciò che è successo durante il periodo della crisi sanitaria ma con la spiacevole sorpresa della guerra in Ucraina, invasa dalla Federazione Russa, che rischia di mettere seriamente in discussione la pace mondiale.

Ovviamente, anche a seguito dell’applicazione delle sanzioni internazionali che hanno colpito l’economia russa, i rapporti commerciali con Mosca sono tutti bloccati generando conseguenze importanti sull’export del vino italiano in quanto il mercato russo dei vini è molto importante tenuto conto che nell’ultimo anno ha raggiunto la quota di 345 milioni di euro.

Dal punto di vista sanitario invece la situazione sembra essere migliorata rispetto a poco tempo fa, ma ovviamente sia le restrizioni sanitarie ancora vigenti in Cina e sia il pericolo del ritorno di una nuova ondata pandemica generata da nuove varianti del virus pongono impedimenti e problematiche di non poco conto.

Tuttavia, l’Asia sarà ben rappresentata al Vinitaly grazie a alle presenze annunciate del Giappone, di Singapore, della Corea del Sud e della Thailandia.

Ottima sembra essere la risposta di partecipazione proveniente soprattutto dagli Stati Uniti che, a tutt’oggi, resta il primo mercato di destinazione del vino italiano, e dal Canada.

Ovviamente poi c’è l’Europa: dalla Germania all’Austria, passando per il mercato Nordeuropeo presente al gran completo e toccando anche il Regno Unito.

A prima vista, nonostante tutto, sembra essere una edizione estremamente stimolante per il settore anche se scompaiono, per diverse ragioni, i cinesi e i russi. Ma, di contro, emergono nuovi mercati come il Camerun e l’Africa in generale e come l’Indopacifico.

Ci sarà anche un’area destinata al biologico ma, intanto, mi chiedo se ha ancora un senso discutere di commercio internazionale nel modo tradizionale e se sia ancora logico parlare di Made in qualche parte.

E’ una domanda retorica che molti hanno lanciato ma alla quale rispondo che il Made in Italy non potrà mai essere confuso con il Made in qualche altra terra.

Questa edizione, ho l’impressione, avrà bisogno di scrutare bene il futuro del settore e forse qualche aiuto da sciamano o da rabdomante non guasterà.

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