AFGHANISTAN, UNA RITIRATA DISORGANIZZATA?

“Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura. Se conosci te stesso ma non il nemico, le tue probabilità di vincere e perdere sono uguali. Se non conosci il nemico e nemmeno te stesso, soccomberai in ogni battaglia.”

Sono passati all’incirca venticinque secoli da quando il generale cinese Sun Tzu ha scritto “l’arte della guerra”, uno dei testi più celebri che siano mai esistiti sulla strategia militare. Da allora il mondo è cambiato, le nazioni sono cambiate, le armi sono cambiate, eppure una citazione come quella riportata qui sopra continua ad essere una verità sacrosanta e la presa di Kabul da parte dei Talebani ne è la prova.

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden (così come i suoi due predecessori, che avevano avviato i preparativi per il recente ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan) ha dimostrato di non conoscere bene i suoi nemici e soprattutto i suoi alleati.

Biden ha dato il via ad una ritirata disorganizzata e caotica, rifacendosi agli accordi presi da Trump con i Talebani nel 2019; peccato che il predecessore di Biden avesse deciso solo il “se” riguardo alla ritirata, non il “come” o il “quando”.

Egli ha erroneamente creduto che rifornire i suoi ex alleati di armi subito prima di togliere il disturbo sarebbe bastato per permettere loro di respingere l’invasione dei Talebani.

Tuttavia, ecco tutto quello che Biden non ha preso in considerazione:

Gli afgani sono uno dei popoli meno patriottici e uniti del mondo, al punto tale che nello stato recentemente caduto si parlano ben 12 lingue diverse. Il cittadino afgano, spesso, sente un’appartenenza molto più forte alla propria etnia piuttosto che alla propria nazione, quindi era facile aspettarsi che, perso l’appoggio del colosso occidentale, la maggior parte degli Afgani si sarebbero arresi senza combattere e che i pochi rimasti ad opporre resistenza avrebbero difeso solo la loro regione, i loro cari e i loro possedimenti.

Chi invece era animato da un grande spirito combattivo e aveva il morale alle stelle da parecchi mesi oramai erano proprio i Talebani, a cui si erano illuminati gli occhi quando Biden aveva, molto furbamente, annunciato le sue intenzioni mesi prima di mettere in atto il ritiro delle truppe.

Altro fattore che il presidente degli U.S.A.  non ha preso in considerazione è la corruzione dell’ex governo Afghano. Biden sperava che l’Afghanistan sarebbe riuscito a resistere grazie alla superiorità numerica, visto che i censimenti ufficiali parlavano di 350.000 soldati afgani contro a malapena 100.000 Talebani; peccato che il governo di  Mohammad Ashraf Ghani Ahmadzai e del suo predecessore, Hamid Karzai, abbiano sempre mentito sulla quantità di soldati militanti nel paese, al fine di ricevere più armi e più fondi.

La conclusione da trarre è una sola: gli Stati Uniti hanno invaso l’Afghanistan con la stessa scusa che hanno utilizzato molte altre volte, cioè diffondere il progresso tecnologico in paesi arretrati e proteggere i civili del luogo da minacce esterne, insomma un classico esempio del concetto di: “esportare la democrazia”.

Peccato che questa volta, dopo 20 anni di occupazione statunitense, di democrazia e sviluppo non ci sia neanche l’ombra ed ironicamente è proprio quello stesso modello democratico, secondo cui siamo tutti uguali, ad aver elevato un singolo uomo al di sopra di tutti gli altri e ad avergli dato la possibilità di decidere le sorti di un altro stato, prendendo una decisione che richiedeva competenze che egli non aveva.