L’IRONIA DELLA SORTE

Certe volte, l’unica cosa più crudele della natura è l’ironia della sorte: è la notte tra il 29 ed il 30 aprile, il primo maggio tutta Italia festeggerà i lavoratori, quando decine di piccoli imprenditori vedono le loro attività assaltate da agenti della ADM, cioè l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che li costringono a chiudere bottega.

Federico Malcotti

Questo è il dramma che in questi giorni stanno vivendo tutti i proprietari e tutti i dipendenti delle sale Lan, ovvero la versione più moderna delle vecchie sale giochi, dove vengono messi a disposizione dei clienti paganti attrezzature per giocare ai più popolari videogiochi online, principalmente sparatutto, simulatori di corse, videogiochi sportivi e molti altri.

Ma a chi appartiene la mano che ha mosso i fili e che ha portato a tutto questo?

Sul banco degli imputati sembra esserci il signor Sergio Milesi, fondatore e Ceo della Led srl, una società che opera nel settore dell’intrattenimento (slot machine, biliardo, sale bowling e simili); egli, secondo le notizie rese pubbliche sulla stampa, avrebbe presentato un esposto alla ADM nel quale esigeva che ai locali Esports bar venissero applicati gli stessi protocolli e le stesse norme che valgono per i locali da lui gestiti.

Nell’esposto, il signor Milesi sembra dare prova di essere campione olimpionico nella sacra arte dell’arrampicarsi sugli specchi, trovando un modo ridicolo di accusare di speculazione e di gioco d’azzardo illecito i proprietari delle sale Lan.

La scena è talmente paradossale da risultare ridicola: uno dei re del gioco d’azzardo in Italia sembra accusare i suoi concorrenti che lavorano in altri settori di arricchirsi con mezzi che oscillerebbero tra l’immoralità e l’illegalità.

Il tutto diventa poi ancora più imbarazzante quando Milesi definisce la differenza di trattamento riservata alle sue attività rispetto a quella riservata alle sale Lan (due tipi di sale giochi che sono, fa sempre bene ricordarlo, totalmente diverse) una “concorrenza sleale”, parole forti che escono dalla bocca di colui che ha strumentalizzato un’agenzia fiscale per indebolire la sua concorrenza.

La ciliegina su questa torta di ipocrisia poi la si scopre grazie alle dichiarazioni fatte sui social del proprietario di una delle più grandi sedi di Esports in Italia, situata a Bergamo, il quale spiega come gli ufficiali dell’ADM si sarebbero rifiutati di dialogare con i legali del piccolo imprenditore, facendo sì che tutta questa faccenda raggiunga il confine che divide l’uso e l’abuso dell’autorità statale.