La Cancel Culture, vergogna della generazione Z

Con Cancel Culture ci si riferisce ad un fenomeno di ostracismo che consiste nell’estromissione di individui da cerchie sociali o professionali. Se qualcuno viene ritenuto “moralmente esecrabile”, bisogna privarlo del suo potere mediatico e della sua immagine pubblica. Con il tempo, anche prodotti artistici come romanzi o film sono stati vittime di questa piaga sociale.

I paladini della Cancel Culture sono i “Social Warrior of Justice” (meglio noti come SWJ), persone, principalmente giovanissimi, al punto tale che si potrebbe attuare un’equiparazione tra SWJ e generazione z, che combattono presunti portatori di odio e di violenza.

Federico Malcotti

I motivi scatenanti di questo “complesso del Messia” sono molteplici: abbiamo bianchi schiacciati dal senso di colpa per le discriminazioni razziali a cui le minoranze sono andate incontro nel corso della storia, individui che si sentono inutili per la società e desiderano essere degli eroi, persone che si sono rese conto che era estenuante l’esistenza in un periodo di pace e di stabilità sociale e hanno deciso di innescare nuovamente la miccia della lotta alle discriminazioni, perché non si può vivere senza una battaglia da combattere o un nemico da eliminare.

E se loro sono stati la scintilla che ha riacceso questo fuoco, i media, sapendo bene quanto facciano vendere gli scandali, sono stati la benzina che ha reso quella fiamma un incendio.

Recentemente, questo gruppo di persone ha vinto una battaglia, che rappresenta la degenerazione totale di questo fenomeno. Presto uscirà l’attesissimo sequel di un film che tutti coloro che oggi hanno vent’anni non possono non conoscere: space jam. Nell’originale del 2001 la Warner. Bros ci ha regalato un capolavoro di comicità demenziale, dove i Looney Toons incontravano Micheal Jordan. Tuttavia, due dei personaggi che ci hanno divertiti all’epoca non compariranno nel sequel con LeBron James: parliamo di Speedy Gonzales e Pepé la puzzola. Il primo è stato censurato perché ritenuto una “caricatura del popolo messicano” soltanto perché indossa un sombrero e ha un accento spagnolo, mentre Pepé la puzzola è stato ritenuto un “modello negativo in quanto avrebbe insegnato ai bambini che è divertente molestare le ragazze”, siccome il personaggio è sempre stato protagonista di gag dove flirtava insistentemente con delle femmine.

Perché questa, apparentemente innocua, rimozione di due personaggi, dovrebbe essere un grande motivo di imbarazzo per questo gruppo di attivisti che già da molto veniva deriso? Perché dopo che gli SJW sono insorti contro il personaggio di Speedy Gonzales, i primi a lamentarsi sono stati gli stessi latino americani, vedendosi provati di una rappresentazione della loro cultura in un’opera dall’enorme risonanza mediatica.
L’immoralità del secondo personaggio invece è innegabile, ma gli stessi sceneggiatori ne erano consapevoli: se Pepé la puzzola fosse apparso nel film, egli sarebbe stato prima colpito dal personaggio femminile che stava importunando, poi ripreso da LeBron che gli avrebbe fatto un discorso sull’importanza del rispetto nei confronti delle donne e del consenso.
Il momento in cui non si può più omaggiare una cultura straniera perché le caratteristiche della stessa vengono considerate “stereotipi” e comportamenti sbagliati non possono essere rappresentati con l’intento di denunciarli è il punto di non ritorno.